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Quattro ristoranti di cucina autentica giapponese a Milano

Premettiamo che non siamo mai stati Giappone (per adesso). Abbiamo però come la sensazione di essere stati giapponesi in qualche vita passata perché i suoi sapori ci risultano familiari ed estremamente appaganti.

Milano vanta una decina di veri ristoranti giapponesi, noi oggi vi parliamo dei quattro che ci hanno colpiti di più.

KANPAI (via Melzo, 12)

Il Kanpai è un locale tipico informale (tipologia che in giapponese è denominata Izakaya) e piacevolmente underground: muri scrostati, murales e luci soffuse. Ma, come sempre, la nostra attenzione è rivolta principalmente ai piatti, che nel loro caso sono veramente inimitabili.

La nostra cena ha inizio con un memorabile pollo karaage, una frittura di coscette disossate e marinate allo zenzero sake e salsa di soia, con maionese allo yuzukosho,

passa da uno scenografico okonomiyaki al nero di seppia,

fino ad arrivare al superlativo sashimi del giorno

Abbiamo concluso questa cena esattamente come ci aspettavamo sarebbe andata, alla grande: con una cake a base di cioccolato bianco, panna, polvere di tè macha e farina di soia. Un’esplosione di sapori di cui siamo stati volentieri vittime.

I prezzi sono in linea con la proposta (potete visionarli sul loro sito).

Peppino Di Capri cantava “Champagne per brindare a un incontro” In questo caso sarebbe opportuno modificarla a dovere e, poiché Kanpai in italiano significa cin cin, noi cantiamo “Kanpaaai per brindare a un ritorno“!

CASA RAMEN SUPER (via Ugo Bassi, 26)

Nonostante Luca Catalfamo, proprietario di Casa Ramen e Casa Ramen Super, sia italianissimo, riesce a rimanere fedele alle ricette nipponiche pur reinterpretandole a modo proprio. La passione per il ramen, la ricerca dei migliori ingredienti che lo compongono e i consigli di chef giapponesi incontrati nelle sue esperienze tra New York, Londra e Giappone hanno reso il suo ramen il migliore sulla piazza. A testimonianza di ciò, la sua “Casa Ramen” ha ottenuto addirittura uno spazio presso il Museo del ramen di Shin-Yokohama a Tokyo. E sapete i giapponesi cosa gli hanno espressamente richiesto? Di ricreare il ramen esattamente come lo fa a Milano. Quando si dice che l’allievo supera il maestro!

Ma passiamo alla nostra esperienza. Per cominciare ci siamo avventati sul bao pork (pane al vapore con costato di maiale brasato, salsa 5 spezie, arachidi e cipolla agrodolce)

per poi sguazzare nei ramen: uno più leggero e dal sapore delicato “Super Ramen” (noodles, miso, soia, verdure del mercato e uovo marinato), l’altro più strong “Red Paitan Ramen” (noodles, brodo piccante di pollo, maiale, bamboo, cipollotto, uovo marinato e sesamo).

DOLCI?

Per concludere abbiamo ordinato uno dei dolci più buoni della nostra vita, che solo a pronunciarlo ci vengono gli occhi a cuoricino. Si tratta del bao imbevuto nel sakè e fritto, farcito con crema al cioccolato.

Da Casa Ramen Super si può scegliere alla carta, come abbiamo fatto noi, oppure si può optare per il menù “omakase” (trad.”mi fido di te”), che include 5 piatti, un ramen e un dolce al costo di 38 €.

La nostra è stata una cena estasiante e tornarci lo sarà ancora di più.

FUKUROU

N.B. In fase di pubblicazione del nostro articolo, siamo venuti a conoscenza che dal 31 Maggio 2020 il ristorante chiuderà definitivamente. Nell’attesa che trovino una nuova location, dedichiamo loro questo articolo come buon auspicio e per ringraziarli di tutto.

Conoscete il rinomato ristorante Osaka di Milano? Ninomiya Yoshikazu è lo chef che lo ha reso celebre. Da anni però è il sushi master di Fukurou, secondo noi il miglior ristorante autentico giapponese di Milano. Ve lo diciamo chiaramente, se questa fosse una classifica, Fukurou occuperebbe la prima posizione.

Tutti i loro piatti, nessuno escluso, sono grandi protagonisti. E lo affermiamo con cognizione di causa poiché ci siamo stati più e più volte per provare tutto.

Tra gli antipasti

ci hanno colpito soprattutto le ostriche panate e fritte,

il pollo karaage ( pollo fritto marinato in salsa di soia e aglio);

il kani karaage (granchio fritto)

i gyoza (ravioli rigorosamente fatti da loro ripieni di maiale e cavolo cinese alla piastra)

le poetiche isobeage (crocchette fritte di patata giapponese e uova di merluzzo avvolte in alga nori)

e la tempura di gamberi (leggerissima)!

Altro cavallo di battaglia della casa è sua maestà il ramen, declinato in 5 varianti che cambiano periodicamente, più lo speciale del giorno, e tra queste si può scegliere la “taglia” (S/M/L). Se ordinate altro, una S sarà più che sufficiente. Il nostro preferito, da sempre per sempre, è il Tantan Ramen (tagliatelle in brodo di ali di pollo, ossa di maiale, salsa miso, peperoncino, macinato di maiale e crema di sesamo bianco)

e, quando disponibile, lo Tsukemen Kokukara (tagliatelle fredde accompagnate con zuppa calda a parte a base di brodo di ossa di maiale, salsa miso piccante e porridge di riso).

Riuscite ad immaginare la goduria?

E vogliamo parlare del riso? Sì, parliamone perché, anche solo per lui, il ristorante meriterebbe una visita. Che scegliate il chahan (riso saltato con porchetta, uovo, narutomaki e porro)

o il chashu don (ciotola di riso condito con salsa di soia e porchetta) vi ritroverete davanti ad un capolavoro.

Non solo cena

Da Fukurou ci siamo stati anche per pranzo poiché il menù cambia radicalmente ed è costituito da “piatti unici” come salmone alla griglia con daikon grattugiato,

jubako kaise special (box di riso con mix di sashimi)

perfetti per una pausa veloce ma di livello.

Considerando la qualità dei piatti e ambiente i prezzi risultano davvero concorrenziali (il coperto costa solo 1 € e questa cosa ci piace molto, speriamo rimanga tale).

Dopo avervi raccontato della sua bontà, aggiungiamo un’altra informazione: Fukurou è a due passi da casa nostra. Ora, secondo voi, ci torneremo?

GASTRONOMIA YAMAMOTO, Via Amedei 5

(in attesa della riapertura prevista per Giugno 2020, potete usufruire del loro take-away o delivery)

Fino al 2017 a Milano mancava qualcosa. Quel qualcosa si chiama Gastronomia Yamamoto. Davanti a tanta autenticità noi ci inchiniamo. La proprietaria Aya Yamamoto ha fatto una scelta che noi condividiamo: qui non troverete sushi e sashimi, bensì l’essenza della cucina domestica nipponica, quella che trovereste in Giappone, in una qualsiasi “casa della nonna“. A pranzo la scelta è smart: piatto principale, contorni del giorno, riso bianco e zuppa di miso. Tenete a mente che il ristorante a pranzo è quasi sempre pieno, anche perché si trova a Missori, in pieno centro, zona costellata da lavoratori d’ufficio, pausapranzatori seriali. Ma se avete la pazienza di attendere i tavoli si liberano abbastanza velocemente.

La sera

A cena il menù è più ampio, ma la qualità rimane invariata. I loro contorni, come la zucca stufata, l’insalata di patate alla giapponese, l’algha hijiki stufata con tofu fritto secco e verdure e i classici edamame sposano piatti must come il Donburi di bistecca alla giapponese (salsa a base di soia e burro),

onigiri di salmone

unadon (ciotola di riso e anguilla, pesce che abbiamo iniziato ad apprezzare proprio qui)

katsu sando (sandwich con croccante cotoletta di maiale e salsa tonkatsu), sake don ( ciotola di riso con fiocchi di salmone cotto e uova di trota).

Torneremo alla Gastronomia Yamamoto per vivere quel Giappone che ancora non abbiamo avuto l’onore di visitare di persona.

E voi? Avete posti da consigliarci che secondo voi dovrebbero essere aggiunti a questa lista? Fatecelo sapere nei commenti.

Ilaria & Fabio

Posted in Giapponese, Italia, Lombardia, Milano