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Sushi a Milano, ecco i migliori

SUSHI FANTASTICI E DOVE TROVARLI 

 

Se siete giunti su questo articolo alla ricerca di ristoranti All You Can Eat vi diciamo sin da subito che non ne troverete poiché il buon sushi non è MAI in questa formula ed è impossibile che un ristorante giapponese la adotti.

Se ne eravate già consapevoli non considerate questa introduzione e proseguite nella lettura.

 

Sushi

Questa parola in giapponese significa “aspro” in riferimento al sapore agrodolce del riso (il cui condimento è composto da aceto, zucchero e sale) ed indica quei deliziosi bocconcini ottenuti dalla combinazione di quel riso e di diversi tipi di pesce, alga, vegetali e uova. Una termine molto generico quindi, un po’ come da noi lo è la parola pasta.

Innanzitutto è bene chiarire che il sushi in Giappone è tendenzialmente molto diverso da quello a cui siamo abituati in Italia. In effetti, questa specialità giapponese si è diffusa in tutto il mondo integrando gli aspetti locali e adattandosi ai gusti del paese ospitante. Chi non ha mai assaggiato del sushi guarnito con salsine o formaggio Philadelphia? Ecco, niente di più lontano da un sushi giapponese. Però quanto ci piace?! E sapevate che gli uramaki sono una variante californiana del sushi? A Milano, molti ristoranti giapponesi si sono adeguati ai nostri gusti occidentali. Noi, che non siamo integralisti, andiamo matti per questi rotolini di riso, purché il risultato ci soddisfi e la qualità sia alta.

In questa nostra lista troverete sia il sushi tradizionale che quello nelle sue forme più moderne e articolate.

Grande escluso, con nostro grande dispiacere, è il risturante Fukurou, ossia quello che era il miglior giapponese autentico di Milano (sia per il sushi che per la cucina). L’esclusione è dovuta all’inaspettata chiusura del ristorante. Fukurou era un posto inimitabile, nella scelta, taglio e preparazione del pesce crudo. Di loro vi avevamo già parlato in questo articolo sui ristoranti giapponesi autentici di Milano.

Con questa lista cercheremo, per quanto possibile, di non farvi sentire troppo la sua mancanza.


 YUZU (via Lazzaro Papi,2)

Al numero 2 di via Lazzaro Papi abbiamo scoperto un vero tesoro! Non solo per le materie prime, che hanno ben pochi concorrenti anche in una città così devota al buon sushi come Milano, ma anche per l’eleganza e la raffinatezza delle portate.

Tutto merito della chef Yoko Matsuda, che da Yuzu sfoga tutta la sua creatività, passando dall’agrodolce al piccante, dal crudo al flambé, riuscendo a calibrare il tutto perfettamente. La freschezza e il sapore del pesce impattano prepotentemente e distintamente con le papille gustative. Le salsine artigianali fanno il resto, esaltando delicatamente tutti i sapori. Questi miscugli magici sono a base di yuzu (un frutto a metà strada tra il mandarino e la papeda) da cui prende il nome anche il ristorante.

Qui tutti i piatti, pur rispettando i rigidi standard dell’alta cucina nipponica, offrono combinazioni e sapori nuovi e mai banali.

Gli uramaki (su cui consigliamo di concentrarvi) sono il loro punto di forza e molti di essi si distinguono grazie alla leggera scottatura del pesce.

La nostra scelta è ricaduta su dei goduriosi Rainbow Roll

 

e Uramaki salmone e avocado con sopra tartare di salmone flambé su letto di salsina di jalapeno e rucola (divini)

Abbiamo provato anche i loro strepitosi gunkan di salmone e i classici nighiri di anguilla grigliata alla salsa teriyaki

L’ambiente è minimal e il servizio celere.

Si spendono in media circa 60 € a testa (vino escluso) per essere sazi e soddisfatti.

 

BASARA (Corso Italia 6/ Via Tortona 12/ via Washington 70)

Al Basara siamo particolarmente affezionati perché è stato il primo ristorante giapponese che abbiamo provato appena trasferiti a Milano quattro anni fa. Insomma, un inizio col botto!

Lo chef Hiro, genio indiscusso del sushi, ha puntato tutto sulle materie prime di eccelsa qualità: difficilmente troverete un pesce così fresco e !attention, please! un’alga nori unica (questa di sicuro non la troverete da nessuna altre parte), croccante e profumata. Arriva loro direttamente dal Giappone come fosse un tesoro, in uno scrigno di latta aperto solo all’occorrenza. Ecco perché non potete non provare i temaki, in cui potrete gustarla appieno. Il nostro gusto preferito è quello salmone e avocado.

Piccola critica: la quantità di ripieno è gradualmente diminiuta negli anni, sigh 🙁

Piatto forte? Senza dubbio gli uramaki! In particolare il sushi roll spicy salmone tartare e il sushi roll spicy tonno tartare

e il sushi roll astice gratinato

Se volete strafare concedetevi anche gli uramaki a fantasia dello chef, uno spettacolo “over the top” per la vista e per il palato!

In tutti e tre i locali meneghini l’ambiente è moderno, curato e abbastanza raccolto. Il personale gentile e competente.

L‘ultimo nato in via Washington dispone di un ambiente più spazioso e luminoso, disposto su due sale, di cui una con i seggioloni al bancone e l’altra che da’ su un piccolo giardino Zen esterno. Rispetto agli altri due locali, quest’ultimo propone anche la formula Kaiten-zushi (al banco con nastro trasportatore, portate da 5/8/10 euro).

A nostro avviso i prezzi nel tempo sono lievitati un po’ troppo e vi assicuriamo che non siamo gli unici ad averlo notato. Comprendiamo che la qualità delle materie prime preveda degli adeguamenti di prezzo, ma vedere gli stessi piatti costare 4 € in più ci sembra eccessivo. Tenete conto che una porzione di roll (da 8 pezzi) tra quelli sopracitati costa tra i 20 e i 25€.

 

SHIKI (via Privata Nino Bonnet, 11)

YOJI (via XX Settembre, 22 Sesto San Giovanni)

Della stessa proprietà, il primo nato in famiglia è Yoji e si trova a Sesto San Giovanni.

Quello di cui vi parliamo, Shiki, è invece approdato da poco più di un anno a Milano, in zona Garibaldi, alle spalle di Corso Como.

I loro gunkan King spyce salmon sono sempre commoventi

e gli uramaki decisamente appaganti

Con il “Tempura Spyce” (gambero in tempura all’interno del roll) siamo stati sfortunati: ci è risultato freddo/tiepido. Probabilmente ne friggono una certa quantità a inizio servizio per poi utilizzarli all’occorrenza compromettendone però il risultato.

L’okonomiyaki, la famosa “pizza di Osaka”, è uno dei loro piatti caldi must. Difficilmente lo troverete in altri ristoranti e ancor più difficilmente ne troverete di altrettanto buoni. Noi vi abbiamo avvisati!

Invece, il sapore del Takowasabi (polpo in tartare e wasabi fresco) ci è risultato abbastanza anonimo, quindi in questo caso vi consigliamo di optare per qualcos’altro.

Il locale è molto curato e pulito, con una cucina visibile sia dalla strada che all’interno del locale. Le luci, ben distribuite, rendono il locale armonioso.

Il servizio ci è risultato gentile e celere.

Per una cena abbastanza saziante (la verità è che il sushi non ci basta mai!) senza vino abbiamo speso poco più di 70 € in due. Considerando le porzioni generose, la zona e la qualità del pesce direi che ci siamo. Un prezzo adeguato, a nostro parere.

 

J’S HIRO (via Carlo Vittadini, 7)

J’s Hiro è quel posto in cui prenoti quando vuoi “andare sul sicuro per non sbagliare“.

E’ un piccolo angolo di Giappone, situato in una tranquilla via in zona Porta Romana.

Hiro è il diminutivo di Hiromi Arai, il nome della simpatica proprietaria, che gestisce il suo ristorante come una casa, aperta a chi apprezza la cucina giapponese genuina e di sostanza.

Non mancano però le proposte fuori carta rivisitate che danno quel tocco di fantasia che noi apprezziamo molto. Gli uramaki sono pazzeschi: poco riso e tanto pesce freschissimo. Gli evergreen: salmone e avocado, anguilla e avocado, ventresca e cipollotto e l’ebiten roll (con gambero fritto) rimangono i nostri preferiti.

L’ambiente è semplice e grazioso.

Conto finale sulle 40 € a testa (senza vino).

 

OMACASE’ SUSHITECA (Corso Cristoforo Colombo,1)

Omacase” si traduce così: “Mi affido a te“. Ed è proprio così, a questo ristorante ci si può tranquillamente af-fidare. Arredi semplici, un bancone che affaccia sul tavolo di lavoro del sushi man come nella tradizione nipponica, e personale che a stento parla italiano. Il loro chirashi misto è il migliore di Milano. Nel massimo rispetto dell’autenticità dei sapori, su questa pietanza non compaiono salsine. Nel piatto solo la migliore qualità del riso, della giusta consistenza e sgranato perfettamente, su cui si adagiano cubetti di pesce misto crudo, qualche pomodorino e cime di broccolo.

Il loro misto di sashimi, nigiri, maki 

e bigné di salmone ti rimette al mondo

Il ristorante è caratteristico e sembra uscito da un film giapponese. Ci si può accomodare sul soppalco, che è piccolo ma accogliente.

La gentilezza e la simpatia delle cameriere danno quel tocco in più al già eccellente servizio.
Rapporto qualità prezzo ottimo.

 

IYO (via Piero Della Francesca, 74)

Iyo, unico stellato etnico in Italia. Alla regia Claudio Liu, ristoratore di origini cinesi. In scena una cucina giapponese occidentalizzata, grazie allo chef in cucina Michele Biassoni e al supervisor del sushi banco Masashi Suzuki. A questo giro di giostra ci siamo soffermati sul sushi, ma ci si può tranquillamente affidare ad un percorso di degustazione più adatto a chi ama sperimentare, e non escludiamo di farlo anche noi, prima o poi.

La cena ha inizio con i samurai stick: stick di gamberi con edamame avvolti in pasta croccante e salsa piccante. E’ passato un po’ di tempo dall’esperienza , ma se chiudiamo gli occhi, quella sfoglia croccante ancora ce la ricordiamo.

Proseguiamo con nigiri di gambero e di ventresca (si scioglievano in bocca, e noi con loro!)

e poi gli uramaki:

EBI FLO (Tempura di gamberi, tartare di salmone speziato, lamelle di fiori di zucca in tempura e uova di salmone)

SPECIAL (Salmone, avocado, tempura croccante, sesamo, cream cheese e salsa teriyaki)

Avevamo spazio per un dolce da condividere e abbiamo optato per una golosa ma raffinata monoporzione con strati di cioccolato al latte e fondente. Una degna conclusione.

Il locale è raffinato e di classe, con ampie vetrate che affacciano sulla strada, le pareti e i tavoli di marmo nero intenso con venature dorate e luci soffuse hanno fatto da perfetta scenografia alla nostra romantica cena.

Il servizio si è rivelato impeccabile e il personale è stato attento ad ogni dettaglio. Non crediamo possa essere altrimenti per un ristorante da stella Michelin.

Per 4 portate totali e un dessert il conto si aggira sui 60 euro a persona (vino escluso).

 

AJI (via Piero della Francesca, 17)

A pochi passi da Iyo, al civico 17 di Piero Della Francesca è nato il fratellino Aji. Da un’idea del sopracitato imprenditore Claudio Liu, sempre sul pezzo in tema di sushi di livello e sguardo attento sulla realtà che lo circonda (vedi la nuova apertura di Iyo Aalto). E cosa c’è di tanto attuale al giorno d’oggi, ancor di più in questi ultimi mesi? Il delivery. Ed è questo il contesto in cui si inserisce Aji. Il locale dispone anche di pochissimi coperti in cui ci si può accomodare a gustare le sue specialità. Li abbiamo lasciati con un tavolo social da 10 posti, oggi sicuramente saranno la metà.

Noi abbiamo provato entrambe le loro formule: cena nel ristorante, rivelatasi al di sopra delle nostre aspettative, e ordine online. In entrambi i casi siamo rimasti più che soddisfatti.

Il sushi consegnatoci a casa è arrivato impeccabilmente intatto, in un packaging pratico ed elegante.

Gli uramaki, anche i più difficili da trasportare, erano ottimi. Rimaniamo piacevolmente colpiti di come ogni volta siano sempre più buoni. Abbiamo provato quasi tutto il loro menù. Il nostro ordine ormai è fisso e ben collaudato: gunkan salmon out (bigné di riso con salmone esterno e tartare di salmone), uramaki ebi flò (tempura di gamberi, tartare di salmone speziato, lamelle di fiori di zucca in tempura, sesamo, tobikko e uova di salmone),

al ristorante
lo stesso, in versione delivery

uramaki spicy salmon

ristorante
delivery

e uramaki spicy tuna (Salmone o tonno, avocado, tobikko, maionese, sesamo, salsa piccante e erba cipollina),

uramaki yume roll (fiore di zucca in tempura farcito di gamberi, carpaccio di tonno scottato e marinato nella soia e semi di sesamo aromatizzati al wasabi).

Ci sentiamo di sconsigliarvi solo l’uramaki special roll con salmone, avocado, tempura croccante, sesamo e philadelphia, quest’ultima veramente troppa e stucchevole.

Il rapporto tra materia prima freschissima è proporzionale al prezzo accessibile (non meno di 70 € a coppia per una cena soddisfacente).

Il loro menù lo trovate qui: https://aji.mi.it/menu

 

MENZIONE SPECIALE FUORI MILANO:

 

MU FISH (Nova Milanese via Galileo Galilei, 5)

Se avete voglia di una serata romantica e di cucina fusion a soli 20 minuti di macchina da Milano c’è il Mu Fish. Location pazzesca e atmosfera romantica sono le prime parole che ci vengono in mente pensando a questo posto. Non che i piatti siano stati da meno, ma qui l’occhio ha davvero la sua meritata parte!

Il menu ha talmente tantissimi piatti invitanti che abbiamo preferito lasciare carta bianca al proprietario.

E’ stato un inizio esplosivo grazie alla tartare di salmone servita su salsa mediterranea con olio extravergine d’oliva e pasta kataifi. Un piatto che se paragonassimo al gioco di tiro con l’arco farebbe centro al primo tentativo!

Tra gli antipasti ha spiccato anche la “FASSONA ORIENTALE“: carpaccio di fassona leggermente scottato con salsa di yuzu pomodoro e shiso. 

Non sono mancati gli spring roll con gambero fritto, insalata, mango, avocado e Philadelphia (peccato che il sapore dell’insalata e del formaggio coprissero un po’ gli altri ingredienti).

Abbiamo apprezzato molto il percorso di 5 dim sum in cui ogni raviolo veniva esaltato dal precedente e preparava il palato al successivo.

Ammettiamolo, una coccola tira l’altra! Potevamo quindi rinunciare ad una ricca selezione di sushi? Domanda retorica.

Come dessert, i mochi di mango e cocco sono stati la degna conclusione di una cena sorprendente.

L’ambiente è sofisticato, ma non per questo mette a disagio, anzi: il personale, giovane e alla mano, ha contribuito a quella piacevole sensazione di essere i benvenuti per tutta la serata. I camerieri sono stati sempre pronti a chiarire qualsiasi dubbio sui piatti e ben disposti a scambiare due chiacchiere.

Sul conto non possiamo esprimerci perché eravamo ospiti, ma sbirciando il menù oseremmo dire che per soddisfare voglie e saziare l’appetito, si spendono facilmente sui circa 50 euro a testa, vino incluso.

 

Chi per un motivo, chi per un altro, ognuno di questi 8 ristorati di sushi lascia il segno, perciò #citorneremo!

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