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Più Trippa e meno advisor (qui non serve!)

Una trattoria di successo

Lo chef Diego Rossi e l’appassionato Pietro Caroli hanno aperto a Milano da meno di 3 anni e dal primo giorno non hanno mai avuto un posto vuoto. Qui prenotare è sempre più difficile, ma non impossibile: basta farlo con 3 o 4 settimane d’anticipo.

“Trippa”

Ma anche frattaglie, fegato, midollo, animelle. La scelta del nome ci ricorda che nella loro cucina si utilizzano tutte le parti dell’animale, con soluzioni culinarie che le rendono magicamente appetibili anche a chi non le apprezza.

Noi ad esempio non amiamo la trippa, ma da quando abbiamo provato la loro (fritta, ma c’è anche in umido) non riusciamo a farne a meno.

Come a casa

Entrando ci si ritrova in una semplice trattoria anni ’50. A noi dà sempre l’impressione di essere in famiglia, anche grazie al personale, sempre cortese e amichevole.

La cucina è a vista, ed è sempre un piacere ammirare uno staff di giovani cuochi sempre molto attenti e indaffarati.

 

Piatti “poveri” ma ricchi

Tutto ruota attorno all’importanza delle materie prime. Ricercate e rivisitate ad arte. Produttori scelti e filosofia del sostenibile. Qui infatti si evita di sprecare il cibo avanzato, rigenerandolo per il giorno dopo, proprio come facciamo a casa.

Alcune proposte sono fisse e assolutamente da non perdere, come il libidinoso vitello tonnato.

Per il resto il menù è diverso ogni giorno, variando in base alla disponibilità della materia prima.

Ogni volta che ci siamo stati è stata un’esperienza emozionante. Una continua scoperta di odori e sapori nuovi, che faremo fatica a dimenticare.

Come quella volta in cui delle pappardelle al ragù di coniglio ci conquistarono…

O quella volta in cui bastò un uovo morbido a farci sognare…

Poi ci fu quella sera in cui abusammo di un povero stracotto d’asino

E quella in cui i ravioli su fonduta di pecorino tennero un concerto nella nostra bocca. E che musica…

Ma anche con il riso qui si non scherza. Non esageriamo se diciamo che (per adesso) questo è il miglior risotto alla milanese mai assaggiato.

E le verdure? qui non sono semplici contorni, hanno un ruolo importante. Sono armonia di sensi. Prendete ad esempio questa verza bruciata con lenticchie fritte e uova di quaglia

O queste carote rosse su fondue di blu di capra

E poi lasciate entrare in scena una da tagliata (allevatore “Martini”) di tasca di vitello su purea di patate e verdure.

Ormai siamo in gioco, mangiamo! E infatti abbiamo anche assaporato un delizioso fegato di manzo alla veneziana.

Potevamo fermarci proprio adesso? Manca il lieto fine. Il loro cremoso Tiramisù.

Pensate possa bastare? Noi crediamo di no. Non ci basterà mai…perciò (prenotazione permettendo) #citorneremo

 

Posted in Italia, Milano