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Una giornata sul POLLINO: Cosa vedere e dove mangiare

Uno scorcio del Parco del Pollino

Il Pollino, un nome che spesso è sinonimo di gita scolastica. E si sa che il vero scopo delle gite è di divertirsi con i propri compagni di classe, mica di prestare attenzione ai luoghi che si visitano.

Poi però si cresce e cambiano gli interessi. TORNARCI a distanza di tempo, con un’età e una maturità diversa, per noi ha significato perderci in ogni suo angolo e goderci ogni scorcio di quella sconfinata natura. Ed ora ci ritroviamo a suggerirvelo attraverso il nostro blog, come mèta perfetta per una gita fuori porta da raggiungere in poche ore- calcolate come punto di partenza la Puglia, nel nostro caso Lecce. Gli inglesi amano definire questa tipologia di vacanze (brevi, e a breve distanza da casa) con il termine <staycation> , una modalità che ci piace molto perché ci fa sentire in vacanza senza andare lontano.

Ci rendiamo conto di essere in Basilicata non tanto dalla segnaletica, bensì dalle infinite distese di prati e campi assolati, e dai suggestivi calanchi che costeggiano la strada statale e le stradine intorno.

Sono i primi di ottobre e ci siamo solo noi e la follia del creato, con quel beige in palette mai visto prima.

La nostra prima tappa è Craco, un paese fantasma in provincia di Matera.

Craco, il paese fantasma

Abbandonato nel 1963 a seguito di una frana, questo paesino è oggi un’ attrazione turistica ed è stato set cinematografico di numerosi film come “Cristo si è fermato ad Eboli“, “The Passion” e “Basilicata coast to coast“.

Ad accoglierci ci sono gli unici abitanti rimasti in paese: dei tenerissimi asini e delle simpatiche caprette. Questo paesino, pur nella sua “spettralità” riesce ad affascinare e merita senza dubbio una visita.

E’ quasi ora di pranzo e ci dirigiamo verso Terranova sul Pollino. Lì c’è il Ristorante Tipico Luna Rossa, da tempo nella nostra preziosa lista dei posti da provare.

Per raggiungerlo ci addentriamo nel cuore del Parco del Pollino, attraversando ad un certo punto il letto del fiume Sarmento. E’ un percorso silenzioso e di una bellezza incontaminata.

I sentieri sono molto ripidi e le curve si susseguono come su una giostra. Impieghiamo circa un’ora per percorrere non molti chilometri, e il nostro tavolino con vista è lì ad attenderci.

Con lui anche il titolare e cuoco, Federico Valicenti. Vorremo ordinare tutto il menù e provare un po’ di tutto, allora per non sbagliare optiamo per il menù degustazione.

Il percorso culinario di Valicenti è una sorta di viaggio nel tempo, tra ricette medievali lucane accomunate da un unico e fondamentale ingrediente: la semplicità.

L’insegna

Pranzare o cenare al ristorante Luna Rossa richiede tempo, perché nel prezzo è compreso un rapimento da parte dell’oste che racconta approfonditamente l’origine di ogni piatto.

Racconti fantasiosi e scenografici-imparati un po’ troppo a memoria per i nostri gusti. Noi, anche se preferiamo che sia l’assaggio a raccontarci la vera anima di un piatto, ascoltiamo comunque con piacere le storie di Federico. Come quella intorno ad uno dei suoi antipasti, la “sfera di patate alle 9 cose“. Durante la Vigilia di Natale a casa della nonna trovava come da tradizione 9 ingredienti: patate, baccalà , cipolla, uva sultanina, fichi, noci, pomodoro, uovo e olive nere. Era un ringraziamento alla Madonna, la quale, prima di partorire, bussò a 9 porte per farsi aiutare con dei doni. Ma l’importante era che fosse tutto rotondo, poiché “Gesù non ama le spigolosità”. Ecco allora questa sfera magica.

Sfera alle 9 cose

Immancabili i peperoni cruschi che “se non fanno rumore quando li sbatti non son buoni”, ci spiega Valicenti; poi ancora ciambotta (panino con verdure di stagione ripassate); salumi del Pollino e insalata di trippa alla scapece. Tra un boccone, un calice di rosato Recepit dell’Azienda Vitivinicola “600 grotte” e uno sguardo al panorama, i piatti erano già finiti.

degustazione di antipasti tipici

Pochi minuti dopo ecco arrivare le “Lagane di miskiglio (un piatto del 900)“, tagliatelle di farine di legumi e cereali con pomodoro profumato alle erbe e mollica di pane sfritta.

Lagane di miskiglio

Pensiamo di essere a buon punto, invece la degustazione è ancora tutta in salita. Ci aspetta il filetto di maiale lucano su passato di verza

Filetto di maiale su passato di verza

e l’agnello porchettato su verdure di campo ripassate e purè di batata.

Agnello porchettato

Entrambi i secondi ci lasciano indifferenti, ci aspettavamo forse un sapore più autentico, di quelli che “puoi ritrovarli solo lì”. Un buon secondo di carne quindi, ma niente di memorabile.

I dolci promettono molto bene ma noi stiamo letteralmente scoppiando, quindi ci fermiamo.

Ringraziamo Federico e ci rimettiamo alla guida per goderci ancora un po’ di natura. Rimaniamo affascinati dagli odori e dai suoni, che a tratti diventano un concerto di campanacci dei tori e delle mucche al pascolo.

Toro lucano

Qui, a circa 1300 metri di altezza, l’aria è fresca e pulita e di tanto in tanto ci fermiamo a contemplare alberi e animali.

Nel polmone del Pollino

Proseguiamo in direzione San Severino Lucano, e sul più bello, come se fosse del tutto normale, incontriamo tre cavalli che per qualche minuto galoppano liberi davanti a noi, come volessero scortarci.

Prima di rientrare ci fermiamo ad acquistare dei salumi locali da un piccolo negozietto in paese.

Questa gita fuori porta ha superato tutte le nostre aspettative. La natura esplosiva del Pollino ci ha ammaliato e non può che farci dire che ci torneremo.

3 punti di interesse che avremmo voluto visitare se fossimo rimasti un giorno più:

  1. Italus, l’highlander vegetale, un pino loricato di 1230 anni a quasi 2000 metri di quota. Solo per raggiungerlo ci vogliono 3 ore di camminata!
  2. il Bosco Magnano e le sue incantevoli cascate
  3. il Santuario della madonna del Pollino
Tramonto sul Pollino
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Posted in Basilicata, Fuori Porta, Italia