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XYLELLA – Fatti, complotti e rimedi

Pochi giorni fa, sulla nostra pagina Instagram, abbiamo pubblicato un video estremamente sintetico su tutta la questione Xylella Fastidiosa.

In questo articolo ve la presentiamo in modo più analitico e approfondito. I numeri che trovate a pedice dopo ogni informazione, sono cliccabili e reindirizzano alle fonti.

Noi ovviamente vi consigliamo di leggerlo tutto e con calma. Se invece avete fretta e volete saltare a ciò che più vi interessa, potete cliccare su uno dei seguenti argomenti:

I PRIMI DISSECCAMENTI

Ci si accorge dei primi focolai nel 2008: alberi di olivo presentano delle “bruscature a chiazze” (alcuni gruppi di foglie virano dal verde al color giallognolo-marrone).

Nella ricerca delle cause si pensa dapprima all’inquinamento e all’impoverimento del terreno, causato da 50 anni di abuso di un diserbante, il glifosato1 2 3 ma la rapidità e la gravità dei disseccamenti fanno sospettare che si tratti anche di altro.

IL RITROVAMENTO DEL BATTERIO

Nel 2013, un fitopatologo del CNR di Bari, Giovanni Martelli, e l’ EPPO (European Plant Pathology Organization) arrivano ad identificare il batterio della Xylella fastidiosa4.

COS’E’ LA XYLELLA?

E’ un batterio che prende il nome dall’apparato in cui vive e si riproduce, lo Xilema della pianta. Questo è il sistema di tessuti interno che conduce la linfa grezza (acqua e sali minerali).

Il batterio produce un muco gelatinoso che impedisce alla linfa di raggiungere le foglie. Quando queste si seccano, la fotosintesi si arresta e la pianta deperisce.

Sono ben 359 le specie vegetali suscettibili alla Xylella, tra cui anche caffè, mandorlo, ciliegio, noce, mirto, rosmarino, pesco e fico5.

Xylella si presenta in almeno 4 sottospecie, ognuna delle quali dà poi vita a numerosi ceppi adattativi. Da qui anche il termine “fastidiosa”, che indica una specie particolarmente difficile da isolare. Muta e si adatta con grande facilità tanto da essere classificato dall’EPPO come un “patogeno da quarantena”.

DA DOVE ARRIVA IL BATTERIO?

Il ceppo che si manifesta in Salento appartiene alla sottospecie Pauca, ed è pressoché identico a una variante che infetta gli oleandri in Costa Rica e in Honduras.

Da qui l’ipotesi che la Xylella sia giunta in Salento tramite piante ornamentali vivaistiche importate e rivendute da alcuni vivai della zona di Gallipoli (dove inizialmente sono concentrati i focolai)6.

Le varietà (cultivar) più diffuse in Salento, Ogliarola e Cellina di Nardò sono molto vulnerabili a questo ceppo e i disseccamenti cominciano a diffondersi rapidamente.

COME SI PROPAGA?

Gli inverni relativamente miti del sud Italia facilitano anche la riproduzione degli insetti che la propagano. Per passare da una pianta all’altra, Xylella fastidiosa ha infatti bisogno di essere trasportata fisicamente da un insetto che si nutre della linfa grezza.

In Salento, il vettore principale di Xylella è la “sputacchina dei prati” (Philaenus spumarius), una specie di cicalina. Si chiama così poiché lascia tracce della sua “bava” sull’erba.

Quando l’erba che la ospita e di cui si nutre, verso fine maggio, comincia a seccare, si trasferisce sui germogli degli olivi, abbastanza teneri per permetterle di succhiare la linfa grezza. Nella sua bocca finiscono anche i batteri di Xylella. Quando la sputacchina si trasferisce da una pianta malata a una sana, inocula i batteri contagiandola.

LE PRIME MISURE

Il batterio viene riconosciuto come uno degli agenti responsabili della malattia chiamata “complesso del disseccamento rapido dell’olivo” (CoDiRO), oltre al batterio ci sono infatti anche altri patogeni: il Rodilegno Giallo e 2 specie fungine7:

Ma, una volta rilevato il batterio, la Regione Puglia decide di concentrarsi su quello, e rifacendosi alle linee guida europee, nell’Ottobre 2013 delibera “misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione della Xf8“.

SCATTA L’EMERGENZA

Dopo averlo richiesto, nel 2015 la Regione Puglia ottiene dal Governo nazionale la dichiarazione di stato di emergenza. Si tratta della prima emergenza fitosanitaria in Italia9.

Viene nominato commissario delegato il comandante del Corpo Forestale pugliese Giuseppe Silletti, che predispone un piano d’azione10.

Le linee guide europee11 a cui fa riferimento la delibera sono drastiche: si tratta di individuare e delimitare la zona infetta e suddividerla in 3 zone:

ZONA INFETTA. Dove il batterio ormai è endemico e occorre proseguire con un’agricoltura che si adatti al pericolo della presenza del batterio

ZONA DI CONTENIMENTO. Dove si estirpano solo le piante infette individuate.

ZONA CUSCINETTO. Una fascia intermedia in cui gli alberi infetti devono essere eradicati e i loro resti distrutti, così come tutte le piante vulnerabili per un’area di 100 metri intorno alle piante infette. C’è inoltre l’obbligo di ripulire le erbe infestanti ed utilizzare insetticidi contro i vettori.

ERADICAZIONI E PROTESTE

Il piano emergenziale prevede inizialmente l’abbattimento di 3133 piante. Molti proprietari sono costretti ad abbattere senza nemmeno poter fare l’ultimo raccolto (quello del 2015 sarebbe stato abbondante).

Si genera così un clima di tensione: troppi dati sembrano non tornare, troppe le incongruenze e le direttive sono ritenute sproporzionatamente severe.

In tantissimi si oppongono all’eradicazione degli olivi e all’uso di pesticidi. Attivisti e agricoltori organizzano manifestazioni e sit-in di protesta negli oliveti, dove rimangono notte e giorno a fare la guardia affinché nessuno tocchi gli alberi.

Nonostante le proteste i piani di eradicazioni proseguono e, a Settembre dello stesso anno, le direttive europee impongono che nella zona cuscinetto (nel brindisino), per ogni pianta positiva si debbano abbattere anche quelle nel raggio di 3,3 ettari intorno12.

Grandi quantità di alberi abbattuti vengono acquistati da centrali a biomasse per la produzione di energia, suscitando le proteste degli agricoltori e ben 2 indagini della Procura13.

Tanti gli agricoltori che abbondonano gli alberi al loro destino. In altri casi la disperazione li porta a gesti estremi: si registrano numerosi incendi dolosi dovuti ai costi insostenibili delle eradicazioni, troppo elevati rispetto ai ricavi della legna da vendere successivamente14.

Le proteste si intensificano, con alcune strade statali bloccate dai manifestanti.

Alcuni politici prendono a cuore la questione. Al fianco degli attivisti si schierano anche tanti giornalisti, tra cui il compianto Luigi Russo, che fa una strenua lotta al piano emergenziale.

Nel frattempo la malattia avanza e l’Europa avvia una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il fallimento delle misure di contenimento15.

L’INCHIESTA GIUDIZIARIA

Il Piano Silletti viene fermato dalla Procura di Lecce il 18 dicembre 2015: gli alberi di olivo sequestrati e la loro distruzione vietata.

La Procura emette 10 avvisi di garanzia. Oltre a Silletti (che si dimette a dicembre 2015), sono indagati ricercatori, docenti universitari e funzionari sanitari della Regione16.

I PM accusano gli scienziati di aver diffuso (colposamente o meno) la malattia. Affermano che Xylella non è la principale causa dei disseccamenti e che pertanto tutte le misure intraprese sono inutili e deleterie, frutto di una valutazione, da parte della Comunità Europea, di report errati.

La Procura di Lecce archivierà nel 2019 parte dell’indagine trasmettendo altri filoni emersi alla Procura competente poiché “Non è stato provato un nesso causale tra le condotte degli indagati e la diffusione del batterio

Sottolineano però di aver rilevato “una incredibile sciatteria” nelle operazioni di campionamento tale “da mettere in serio dubbio anche i risultati degli accertamenti in campo su cui poi sono state basate le conclusioni scientifiche degli enti coinvolti” e un “regime di sostanziale monopolio”17.

LE TESI COMPLOTTISTE

L’emergenza ha una ricaduta enorme sull’economia della Puglia e tocca inoltre il carattere identitario degli alberi. Tra inchieste giudiziarie, proteste e fake-news, nascono e prendono piede varie tesi negazioniste e complottiste.

Ma se tante di queste risulteranno senza fondamento (immobiliaristi che vogliono edificare sul territorio/BigPharma che guadagnerebbe dall’uso dei pesticidi/il business dell’energia solare/permettere un agevole passaggio del gasdotto TAP) ce ne sono altre che hanno ragione di esistere18:

  1. Discordanza tra i dati rilevati e quelli comunicati;
  2. Lo stato d’emergenza è decretato in assenza di studi epidemiologici;
  3. Non è stato provato che sia il batterio a causare la malattia;

IL DOCUMENTARIO

Sono gli stessi argomenti trattati in Legno Vivo – Xylella, oltre il batterio, un documentario autoprodotto grazie al crowdfunding e presentato nel 2018.

LE CONTRORISPOSTE

Non tardano ad arrivare le repliche a queste tesi19 e le controrisposte20 alle domande sollevate, in particolare sul nesso causa-effetto Xylella-malattia21.

Ma la tesi che le misure di eradicazione non siano efficaci e risolutive non è mai stata smentita.

Infatti, già dal 2013, era nota la «mancanza di esempi di eradicazione di successo» della Xf (una volta insediata) a causa dell’ampia gamma di piante ospiti del patogeno e dei suoi vettori.

Al riguardo, il rapporto richiama i precedenti tentativi effettuati in Brasile (in seguito ai quali la percentuale di piante infette è più che raddoppiata), a Taiwan (dove la malattia persiste nonostante la rimozione tempestiva delle piante) e in California (dove l’estirpazione dei vigneti non ha portato ad alcun beneficio)22.

A maggior ragione, l’obbligo di estirpazione degli ulivi non infetti è ritenuto contestabile anche sul piano giuridico da alcuni professori e ricercatori dell’Università del Salento23.

IL PIANO PROSEGUE

Il 29 marzo 2017, la Regione Puglia vara una legge24 che ricalca il Piano nazionale aggiungendo dei meccanismi di «premio-punizione» sul piano economico, in merito agli espianti.

Nel frattempo tante amministrazioni locali continuano a trascurare le aree demaniali e pubbliche senza nemmeno falciare l’erba.

LE VARIETA’ TOLLERANTI

Ad Aprile 217 L’EFSA attesta25 l’esistenza di due varietà tolleranti al batterio: il Leccino26 la FS-17® (Favolosa)27, una varietà brevettata dal CNR nel 198828 ottenuta attraverso la selezione massale di semenzali della cultivar Frantoio.

Dopo l’ok di Bruxelles29 l’Italia, a Marzo 2018, dà il via libera al reimpianto30 di queste due sole varietà.

Nel 2018 in Italia sono solo tre vivai hanno la licenza per riprodurre e vendere la Favolosa (uno a Terlizzi, uno a Perugia e l’altro a Randazzo, in Sicilia)31.

Si delinea così un piano da 100 milioni di euro per la “ricostituzione del patrimonio olivicolo del Salento”, che viene inserito nel Piano di Sviluppo Rurale nazionale (2014-2020)32.

Un bando33 da 10 milioni di euro finanzia la sostituzione delle varietà colpite con le due tolleranti. Oltre i primi 10, vengono rifinanziati ulteriori 40 milioni34, poiché giungono in totale più di 1000 domande di accesso ai fondi35.

FAVOLOSA, MA QUANTO?

Lo stesso osservatorio precisa sin da subito che sulle varietà tolleranti “non si hanno ancora a disposizione dati riferiti al lungo periodo, sia in tenuta della resistenza nel tempo che in termini di produttività”36.

La Favolosa è veloce nel fruttificare, idonea alla coltivazione intensiva: impianti a media/alta densità e raccolta meccanizzata.

Gli impianti intensivi, infatti, non sono solo più costosi dei tradizionali, ma anche più vulnerabili, più suscettibili a freddo, vento e siccità, richiedono più input chimici, investimenti in macchinari e, soprattutto, hanno molto bisogno di acqua: una risorsa tanto preziosa quanto carente nella regione in cui questo modello si vorrebbe imporre37.

Specialmente in Salento, una zona caratterizzata da un clima semi-arido, con scarse precipitazioni e una ridotta disponibilità idrica, in cui le falde sono compromesse, i suoli inquinati e privi di sostanza organica. Una terra già ora a rischio desertificazione che, con un’agricoltura intensiva, sarebbe definitivamente distrutta38.

I molteplici aspetti negativi della varietà Favolosa sono testimoniati da vari ulivocultori, tra i quali c’è Francesco Mastroleo, che la possiede da oltre 10 anni:

ESPIANTI “FACILI”

Emiliano nel 2018 chiede e ottiene un provvedimento governativo per abbattere ed espiantare anche le piante soggette a vincoli paesaggistici39;

Il nuovo Piano semplifica ulteriormente l’abbattimento degli ulivi: nella zona infetta, si potrà diagnosticare la malattia tramite una semplice ispezione visiva. Inoltre non sarà più necessario notificare ai proprietari le ingiunzioni di abbattimento, che vengono sostituite con la pubblicazione dell’avviso nell’albo pretorio del comune.

LA MALATTIA CHE AVANZA

Ogni tot mesi la zona di contenimento viene spostata sempre più a nord, poiché il contagio avanza ad una velocità di più 2 chilometri al mese40. Nel 2020 la Xylella sfonda i confini del Salento e arriva in provincia di Bari41.

In base ai monitoraggi, si aggiungono costantemente nuove prescrizioni di estirpazione42.

LA CONTA DEI DANNI

Ad oggi si stimano siano state 21 milioni le piante infette, una strage di ulivi che ha lasciato un panorama spettrale sotto gli occhi di tutti.

Il conto dei danni causati dalla Xylella in Italia è salito, secondo la Coldiretti, a oltre 1,2 miliardi di euro.

L’Efsa chiarisce che non esiste ancora una cura in grado di eliminare il batterio vegetale Xylella fastidiosa e che esso minaccia non solo i Paesi mediterranei ma la maggior parte del territorio Ue43.

COL SENNO DI POI

Secondo Coldiretti, si è giunti alla situazione attuale “per colpa di errori, incertezze e scaricabarile che hanno favorito l’avanzare del contagio mentre si assiste a giorni alterni a malcelati tentativi di mettere sullo stesso piano i fatti raccontati dai ricercatori, con complotti utili a bloccare le attività di contenimento e le farneticazioni su miracolose guarigioni mai dimostrate da parte di personaggi in continua ricerca di autore che vivono di bugie e falsità”44.

Secondo un’altra analisi invece, quando Xylella è stata riconosciuta, era già diventata endemica. L’applicazione delle direttive comunitarie ne avrebbe limitato notevolmente la diffusione e i danni, ma di fatto Xylella non è mai stata eradicata da alcuno dei luoghi dove è giunta45.

RITORNO ALLE BUONE PRATICHE AGRONOMICHE

Già dal 2013, Ivano Gioffreda, olivicultore di Sannicola, affronta con ottimi risultati i disseccamenti con tecniche semplici ma accurate46:

  • potature leggere (taglio chirurgico dei rami secchi, eseguiti a filo del colletto per favorire la cicatrizzazione) e rimozione manuale dei ramoscelli secchi;
  • Irrorazione di tronchi e branche con solfato di ferro per rigenerare la corteccia e grassello di calce contro i patogeni fungini;
  • Irrorazione della chioma con una poltiglia bordolese autoprodotta (solfato di rame e calce);
  • Nutrimento del suolo con concimi di origine vegetale e organica;
  • Utilizzo di bio-fertilizzanti.

Gioffreda si rifà a procedure spesso dimenticate o trascurate, ma la cui efficacia è stata ampiamente dimostrata. Ben nota è infatti la

“necessità di guardare all’oliveto nel suo insieme e migliorarne il «sistema immunitario» adottando pratiche agronomiche sostenibili che aumentino le capacità delle piante a contrastare gli stress biotici e abiotici. Così facendo è possibile convivere con i patogeni, non solo in chiave preventiva, ma anche curativa”47 48

LA RICERCA SCIENTIFICA

Le buone pratiche agronomiche sono anche il punto di partenza della ricerca scientifica finanziata. Sperimentando l’efficacia di protocolli e prodotti, essa mira ad una gestione integrata ed efficace.

  • NEL 2015 viene condotta una sperimentazione su oliveti affetti da disseccamento rapido per valutare la possibilità di contenerne la sintomatologia con prodotti biologici aventi differenti attività (fertilizzanti, induttori di resistenza e agrofarmaci) abbinati alle buone pratiche agronomiche (arature, fresature, potature). I risultati evidenziano la capacità delle piante di reagire agli attacchi dei patogeni e la ripresa produttiva. Sembra che i risultati migliori si siano registrati dove due o più prodotti, con caratteristiche differenti, sono stati combinati tra di loro49.
  • Uno studio afferma che anche la N-acetilcisteina, un analogo del mucolitico utilizzato in medicina, è promettente rispetto alla remissione dei sintomi da affezione da Xylella50;
  • Attira molta attenzione la sperimentazione avviata da Mario Scortichini, batteriologo del CREA, che adopera un fertilizzante in commercio a base di zinco, rame e acido citrico51 52 53;
  • Nel 2016 il CCS Aosta e il dott. Giusto Giovannetti brevettano una miscela di batteri e funghi benefici54 che dà buoni risultati55;

LA CONVIVENZA CON IL BATTERIO

Di fronte a questi studi, l’EFSA prende atto dei possibili benefici dei trattamenti nel prolungare la vita degli olivi56 e conclude che:

  1. I trattamenti in esame possono ridurre i sintomi di X. fastidiosa negli ulivi, ma non eliminano l’agente patogeno X. fastidiosa dalle piante infette trattate.
  2. Al momento non è noto alcun trattamento per curare le piante eliminando il patogeno dalle infezioni batteriche.
  3. Gli effetti positivi delle buone pratiche di gestione delle colture applicate in combinazione con i trattamenti in esame potrebbero aver contribuito alla crescita vigorosa segnalata e al miglioramento dell’aspetto delle piante malate.
  4. Nonostante la crescita segnalata più vigorosa e l’aspetto sano, gli ulivi trattati sono ancora sistemicamente infettati da X. fastidiosa e potrebbero fungere da fonti di inoculo per insetti vettori che potrebbero essere ancora più attratti da piante che mostrano buone condizioni vegetative.
  5. Rimane da verificare l’efficacia a lungo termine di questi approcci.
  6. Sono necessari studi a lungo termine per confermare che gli effetti positivi di Rame e Zinco sulla resa delle colture possono essere sostenuti per molti anni e non controbilanciati da effetti tossici sull’ambiente.

Soddisfare tutte le esigenze della pianta, da quella nutrizionale a quella di protezione e difesa, è auspicabile, soprattutto in situazioni simili a quelle salentine. Almeno nella zona considerata «infetta» del Salento è possibile ipotizzare una convivenza tra l’olivo e il batterio.

PRODOTTI IN COMMERCIO

Tra i prodotti da affiancare alle buone pratiche agronomiche, non mancano quelli sul mercato. Abbiamo scelto di segnalarvene solo due, perché ci sembra che siano gli unici a mostrare con trasparenza le testimonianze dei clienti che li utilizzano.

N.B Ricordiamo che questi prodotti da soli non bastano, ma sono dei coadiuvanti. Non abbattono la carica batterica ma consentono alla pianta di tornare in buono stato vegetativo e produttivo.

NuovOlivo®57, un detergente naturale a base di oli vegetali e infusi acquosi di origine vegetale, ottenuti da specie botaniche esterificati in presenza di idrossido di sodio. Da utilizzare in 2 trattamenti annuali. L’azienda mostra costantemente i risultati attraverso i suoi canali social (Facebook e Youtube).

differenza tra alberi trattati con NuovOlivo e quelli confinanti

La sua sperimentazione prosegue anche su 12 olivi del Comune di Lecce, da 2 dei quali ha quest’anno ottenuto 29 kg di olio extravergine58.

NutrixGold®, un coadiuvante nutritivo con azione biostimolante, composto da 89 minerali e oligoelementi. I risultati vengono mostrati in foto e video.

LA RESISTENZA GENETICA

Nel 2017 Giovanni Melcarne, agronomo e produttore la cui attività è stata colpita duramente da Xylella, decide di trasformare i suoi oliveti in campi sperimentali. Accanto alla piantumazione di Leccino e Favolosa, e alla sperimentazione sugli innesti, ne avvia anche una sugli olivastri, piante selvatiche spontanee di ulivo che sembrano immuni al batterio. Ne individua 24 varietà, ciascuna con un genoma unico derivante da incroci casuali avvenuti in natura, tuttora sottoposte a test di patogenicità per determinarne l’immunità al batterio”59.

La resistenza genetica pare un ottimo strumento di contrasto al batterio Xylella. Se fino al 2017 le evidenze indicavano solo 2 varietà come tolleranti, oggi anche altre varietà di olivo mostrano caratteri di resistenza/tolleranza al batterio, anche se, ad oggi, nessuna in misura maggiore del Leccino e nessuna è immune60.

CON I NOSTRI OCCHI

Sui social leggiamo spesso di tanti agricoltori che stanno utilizzando alcuni di questi trattamenti. Tanti si dicono soddisfatti, e mostrano orgogliosi le foto dei propri alberi in ripresa.

Ma poiché SE NON VEDIAMO NON CREDIAMO, decidiamo di contattare uno di loro, scegliendo a caso. Ci risponde con grande disponibilità Nicolina, che possiede un oliveto nell’agro di Cannole.

Ci dà appuntamento e ci porta a vedere i suoi 120 olivi (la maggior parte sono cultivar Ogliarola), che 2 anni fa versavano in gravi condizioni e oggi sono in una visibile fase di ripresa. Notiamo che, anche se le chiome non sono folte come un tempo, la vegetazione c’è ed è di un verde brillante.

La signora ci spiega che fino ad oggi ha fatto 4 trattamenti di Nuovolivo: 2 all’anno, al costo di 5 euro ad albero. Non utilizza alcun fitofarmaco, ha effettuato varie potature e sta donando azoto al terreno, grazie al sovescio, una antica tecnica che prevede la semina di varie leguminose (in questo caso favino e lupino), da mescolare successivamente al terreno.

le leguminose attorno all’ulivo

In questi ultimi due anni hanno continuato a produrre: poco, ma comunque un ottimo olio extravergine.

Nicolina ha ereditato i suoi alberi dal padre, li ama e li rispetta anche per questo. Gli ulivi sono parte della sua famiglia e non cederà mai agli espianti. “Finché c’è del verde io gli alberi non li tocco“, ci dice emozionata. Secondo lei la politica dovrebbe finanziare chi sta cercando di salvare i propri alberi. Nicolina ci saluta con una frase molto significativa: “Chi eradica, non ama gli ulivi“.

Termina qui il nostro viaggio all’interno della complessa questione Xylella fastidiosa.

Sono tanti gli interrogativi che rimangono aperti.

Mentre le “soluzioni temporanee” politiche, scientifiche ed empiriche proseguono, continua anche la nostra speranza di vedere tornare in salute la nostra Terra.

Se avete delle risposte, oppure altre domande da porre, scriveteci nei commenti.

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